Combatting temptations with fasting, prayer, and almsgiving

According to an ancient tradition, on the first Sunday of Lent we listen to the story about the temptation of Jesus in the desert, just as we heard today. But we can ask ourselves, why do we begin Lent this way with the story of the temptations? According to the Curé of Ars, the reason for this is to show us that one of the purposes of Lent is to give us a time to combat evil more than we usually do. In a similar way, St. Benedict, in his Rule for monasteries, says that the entire life of the monk should be a sort of Lent, but because we don’t have the strength to do it , then it’s necessary to compensate for our carelessness during the rest of the year during the actual season of Lent.

 

But now, let’s analyze the Gospel passage in a more detailed way. Three temptations are presented. The Gospel describes the first temptation: “And when He had fasted forty days and forty nights, afterwards He was hungry. And the tempter coming said to Him: ‘If Thou be the Son of God, command that these stones be made bread’” (Mt 4:2-3). This temptation is easily understood. Jesus was hungry, and the devil wanted him to work a miracle to satisfy his hunger. In fact, in another place, Jesus performs the miracle of the multiplication of the loaves and of the fish, apparently to satisfy the crowd’s hunger. Thus, it might seem that there would be nothing wrong if he performed such a miracle for himself. But the devil wanted to lead Christ by his natural desire of food to abuse his power of performing miracles, that is, by performing a wonder without a proportionate reason.

 

The second temptation seems less understandable, and the thing which the devil suggests is worse. “If Thou be the Son of God, cast Thyself down” (Mt 4:6). The idea is that he will be miraculously saved, and this will show more clearly that He is the Son of God. It’s obvious, however, that there isn’t a true reason to do such a thing, and therefore the temptation makes even less sense.

 

The third temptation is even worse, even if the devil promises the greatest result. “All these”, that is all the kingdoms in the world, “will I give Thee, if falling down Thou wilt adore me” (Mt 4:9). The devil knows that there is no reason to adore him, and therefore he must offer everything in order to convince a person to do so.

 

We can compare these temptations with the traditional good works of Lent, that is, fasting, prayer, and almsgiving. With fasting, we are able to curb the appetite for food, working against the first temptation. With prayer, we recognize our dependence on God, but without presumption, working against the second temptation. The relationship between almsgiving and the third temptation is perhaps less evident, but looking at almsgiving as a result of charity, which is the love of God, then we see that the thing which is most contrary to charity, and in this sense, to almsgiving, is precisely adoring the devil. In this way, from the temptations themselves we can understand the means to combat them, that is, with the works of prayer, fasting, and almsgiving.

 

And in conclusion, in today’s text we find another suggestion on how to live a fruitful Lent. Jesus responds to every temptation with a citation from Sacred Scripture. From this we can understand the importance that Sacred Scripture assumes in our personal conflict against temptation. We monks have Lectio Divina, and during Lent, we are called to dedicate ourselves even more fully to this practice. For other people, for example, for those who are not used to reading Sacred Scripture regularly, it would be a great idea to begin doing this during this season of Lent this year, maybe even reading for fifteen minutes a day, and thus find a way to help in the practice of virtue and in the struggle against temptation. At any rate, in all of our Lenten practices, let us ask for God’s help to persevere and bring them to completion.Secondo un’antica tradizione, la prima domenica di Quaresima si ascolta il racconto della tentazione di Gesù nel deserto, proprio come abbiamo fatto oggi. Possiamo chiederci, perché iniziare la Quaresima in questo modo, con il racconto delle tentazioni? Secondo il Curato d’Ars, il motivo di ciò risiede nel mostrare a noi stessi che uno degli scopi della Quaresima è di darci un tempo per combattere il male più del solito. In modo simile, San Benedetto, nella sua Regola per i monasteri, dice che tutta la vita di un monaco dovrebbe essere una sorta di Quaresima, ma poiché non abbiamo la forza per farlo, durante l’attuale stagione della Quaresima vi è la necessità di compensare le negligenze degli altri momenti dell’anno.

 

Ora, analizziamo il brano evangelico in modo più dettagliato. Sono presenti tre tentazioni. Il Vangelo descrive la prima tentazione: “E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Gli si avvicinò il tentatore e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane.” Questa tentazione è facilmente comprensibile. Gesù ha fame, e il diavolo vuole che lui operi un miracolo per soddisfare la sua fame. Infatti, altrove Gesù compie il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, apparentemente per soddisfare la fame della folla. Così potrebbe sembrare che non ci sia niente di male se dovesse fare un tale miracolo per se stesso. Il diavolo, però, vuole condurre Cristo dal naturale desiderio di cibo ad abusare del suo potere di fare miracoli, cioè operando un prodigio senza un motivo proporzionato.

 

La seconda tentazione sembra meno comprensibile, e la cosa che il diavolo suggerisce è peggiore. “Se sei Figlio di Dio, gèttati giù.” L’idea è che sarà miracolosamente salvato, e questo può mostrare più chiaramente che Egli è il Figlio del Dio. È ovvio, tuttavia, che non ci sia un motivo vero per fare una cosa simile, e allora la tentazione ha ancora meno senso.

 

La terza tentazione è ancora più brutta, anche se il diavolo promette il massimo risultato. “Tutte queste cose”, cioè tutti i regni del mondo, “io te li darò, se prostrato a terra mi adorerai.” Il diavolo sa che non c’è nessun motivo per adorarlo, e allora deve offrire tutto per convincere una persona a farlo.

 

Possiamo paragonare queste tentazioni con le tradizionali opere buone della Quaresima, cioè il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Con il digiuno siamo in grado di frenare l’appetito per il cibo, agendo contro la prima tentazione. Con la preghiera riconosciamo la nostra dipendenza da Dio, ma senza presunzione, agendo contro la seconda tentazione. Il rapporto tra l’elemosina e la terza tentazione è forse meno evidente, ma guardando all’elemosina come al risultato della carità, cioè l’amore di Dio, allora vedremo che la cosa più contraria alla carità, e in questo modo all’elemosina, è proprio adorare il diavolo. Così dalle tentazioni stesse possiamo comprendere i mezzi per combatterle, cioè con le opere del digiuno, della preghiera e dell’elemosina.

 

Ed infine, nel testo odierno troviamo un altro suggerimento su come vivere una Quaresima fruttuosa. Gesù risponde a ogni tentazione con una citazione dalla Sacra Scrittura. Da questo possiamo comprendere l’importanza che assume la Sacra Scrittura nella nostra lotta personale contro la tentazione. Noi monaci abbiamo la Lectio Divina, e durante la Quaresima siamo chiamati a impegnarci ancora di più in questa pratica. Per le altre persone, per coloro ad esempio che non sono soliti leggere la Sacra Scrittura con regolarità, sarebbe un’ottima idea cominciare a farlo in occasione della Quaresima di quest’anno, magari leggendo quindici minuti il giorno, per trovare un aiuto nella pratica della virtù e nella lotta contro la tentazione. In ogni caso, in tutte le nostre pratiche quaresimali, chiediamo l’aiuto di Dio per perseverare e per portarle a compimento.