29 Feb Entering Lent With the Father’s Divine Protection

My dear brothers and sisters, with today’s liturgy, we officially enter the season of Lent, in the holy fasting which will lead us to the Lord’s Passover at Easter. “The season of fasting has opened the gates of Heaven for us”; this is what we sang during matins this morning. The text continues: “Let us welcome this fast with prayer and supplication, so that we may be able to celebrate with the Lord on the day of his Resurrection.”

 

To strengthen ourselves in the purification which we are about to undertake, we are offered, in today’s Gospel, the example of Christ, who accepted for us a period of forty days of trials and temptations. Against every suggestion of the devil, our Lord responded with the firmness of truth. In fact, the evil one “is the father of lies” (Jn 8:44), but Jesus is the truth that sets us free (cf. Jn 8:32). Satan tries to persuade the Lord—and even us—that happiness consists in satisfying our bodily needs. But Christ reminds us of the existence of the soul, the more excellent part of man which receives true life from God, and responds citing the book of Deuteronomy: “Not in bread alone does man live, but in every word that proceeds from the mouth of God” (Mt 4:4)

 

Having failed with this first temptation, the devil urges the Lord to throw himself from the highest point of the temple, suggesting in this way that we must believe in God only when he obeys us, when, that is, he manifests his omnipotence according to our pleasure. It is precisely this temptation in which those who mocked the Lord fell during his crucifixion saying: “let him now come down from the cross:
and we will believe him” (Mt 27:42). But Christ responds, again quoting the book of Deuteronomy: “You shall not tempt the Lord your God” (Mt 4:7).

 

Finally, the devil offers Christ the power and the glory of the world in exchange for his submission and adoration. But Christ immediately perceives his deception, noting, as he says afterward, that “whosoever commits sin is the servant of sin” (Jn 8:34). Christ responds to the devil with the divine commandment, “The Lord your God shall you adore, and him only shall you serve” (Mt 4:10). So, in this way, he teaches us how our greatest power consists in humility, in our full submission to the will of God. When we obey God, all things—even our sufferings—will contribute to our happiness. If we serve God, we will reign even with Him, and we will receive his fatherly protection on the day of tribulation.

 

The psalm of the introit, Psalm 91, speaks of this divine protection in the midst of the difficulties and the anxieties of life. “He shall cry to me, and I will hear him: I am with him in tribulation, I will deliver him, and I will glorify him. I will fill him with length of days; and I will show him my salvation” (Ps 91:15-16). We can hear the voice of the Father in these words speaking of his nearness to Jesus during his temptations. This psalm—and his words of comfort and hope—are at the center of today’s liturgy and of all the liturgies during Lent. Let’s try to be more obedient to God, so that we, too, can experience this consolation: “He will overshadow you with his shoulders: and under his wings you shall trust.” (Ps 91:4).

 Con la liturgia di oggi, carissimi fratelli e sorelle, entriamo ufficialmente nel tempo di Quaresima, nel santo digiuno che ci condurrà sicuramente alla Pasqua del Signore. “Ci ha aperto le porte del Paradiso il tempo di digiuno,” cosi-abbiamo cantato durante il mattutino questa mattina. Il testo continua, “Accogliamo questo digiuno con preghiere e suppliche, affinchè possiamo celebrare gloriosamente con il Signore nel giorno della sua Risurrezione.”

 

Per rafforzarci nella purificazione che stiamo per intraprendere, ci viene offerto, nel Vangelo, l’esempio di Cristo, che accolse per noi un periodo di quaranta giorni di prova e di tentazione. Contro ogni suggestione del diavolo, nostro Signore rispose con la fermezza della verità. Il maligno, infatti, “è menzognero e padre della menzogna,” (Gv 8,44), ma Gesù è la verità che ci fa liberi (cf. Gv 8, 32). Satana cerca di persuadere il Signore, e anche a noi, che la felicità consiste nel soddisfare i nostri bisogni corporali. Ma Cristo ci ricorda dell’esistenza dell’anima, la parte eccellente dell’uomo che riceve da Dio la vera vita, e risponde citando il libro del Deuteronomio: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4).

 
Fallita la prima tentazione, il maligno spinge il Signore a gettarsi dal punto più alto del tempio, suggerendo in questa maniera che noi dobbiamo credere in Dio soltanto quando egli obbedisce a noi, quando cioe- manifesta la sua onnipotenza secondo il nostro beneplacito. È proprio la tentazione in cui sono caduti quelli che schernivano il Signore durante la sua crocifissione dicendo, “scenda ora dalla croce e crederemo in lui” (Mt 27,42). Ma Cristo risponde, di nuovo citando il libro del Deuteronomio, “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo” (Mt 4,7).

 

In fine, il diavolo offre a Cristo il potere e la gloria del mondo in compenso della sua sottomissione e adorazione. Ma Cristo subito percepisce il suo inganno, constatando, come dirà posteriormente, che “chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34). Cristo risponde al diavolo con il comandamento divino, “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto” (Mt 4,10). Ci insegna in questo modo come il nostro potere più grande consista nell’umiltà, nella nostra piena sottomissione alla volontà di Dio. Quando obbediamo a Dio, tutte le cose, pure le sofferenze, contribuiscono alla nostra felicità. Se serviamo a Dio, regneremo pure con Lui, e riceveremo la sua paterna protezione nel giorno della tribolazione.

 

Il salmo dell’introito, il salmo 91, parla proprio di questa protezione divina in mezzo alle difficoltà e alle angosce della vita. “Mi invocherà e io gli darò risposta; nell’angoscia io sarò con lui, lo libererò e lo renderò glorioso. Lo sazierò di lunghi giorni” (Sal 91,15-16). Possiamo sentire la voce del Padre in queste parole parlando della sua vicinanza a Gesù durante le tentazioni. Questo salmo, e le sue parole di conforto e di speranza, stanno al centro della liturgia di oggi e di tutta la liturgia quaresimale. Cerchiamo anche noi di essere obbedienti a Dio, per poter sperimentare anche noi questa consolazione: “Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza” (Sal 91,4).